Originariamente casale appartenente alla terra di San Marco, il piccolo centro Nebroideo di Mirto visse un'importante fase di prosperità economica nel Cinquecento e nel Seicento, grazie alla coltivazione del gelso ed alla produzione della seta grezza, introdotta in Sicilia dagli Arabi e sviluppata al punto che fra il XV e it XVIII secolo era la voce principale dei traffici commerciali che passavano per il porto di Messina.

Fu in questo lungo periodo che si definì chiaramente lo spartiacque sociale fra l'aristocrazia terriera palermitana basata sulla monocoltura del grano e la vivacità della borghesia messinese legata al commercio. Alla fine del Settecento, la concorrenza delle sete piemontesi, lombarde ed orientali segnò l'inizio del declino della produzione siciliana e della sua progressiva perdita di peso nella bilancia commerciale

Di questa fase "crepuscolare" rimangono per certi versi delle testimonianze materiali. Negli anni Novanta, i lavori di restauro dell'edificio civile più prestigioso di Mirto, Palazzo Cupane, e la decisione, da parte dell'Amministrazione comunale, di acquisire la collezione privata di abiti ed accessori appartenenti all'arch. Pippo Miraudo sono state le premesse determinanti per la creazione di quello che oggi e il Museo del Costume e della Moda Siciliana, sintesi mai completa di un'epoca e di un mondo dove protagoniste indiscusse furono proprio l'area di Demenna e la Valle del fiume Fitalia.

Negli anni, la collezione del Museo è andata crescendo, grazie a donazioni e ad ulteriori acquisizioni con il risultato che, per un periodo compreso fra secoli XVIII e XX, sono in mostra più di mille pezzi comprendenti costumi, abiti, accessori ed una vastissima collezione di biancheria intima. E' chiaro che la staticità di una collezione è insufficiente a far vivere una realtà di questo tipo, ragion per cui vengono sempre ideate nuove mostre tematiche nelle sale di Palazzo Cupane ed all'estero (negli Stati Uniti ed in Brasile) e studiate nuove soluzioni strategiche, come il gemellaggio con il Museo Mandralisca di Cefalù.

E' tuttavia la crescita del Museo, la sua importanza sul piano storico-culturale, la sua fama ed i suoi numerosi visitatori evidenziano anche tutti i limiti di un'Istituzione Comunale con a disposizione i pochi fondi che puo destinarle un piccolo Comune. Se fosse regionalizzato, il Museo potrebbe attingere a maggiori risorse finanziarie e migliorare sensibilmente sul piano dell'organizzazione, della fruizione e, infine, della promozione

Fonte: salvalartesicilia.it

 


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